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I nostri progetti di scambio internazionale nascono dal riconoscimento del patrimonio
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nza di apprendimento e di apertura, confronto e inclusione sociale. Gli obiettivi dei nostri progetti sono raggiungibili con il concorso di tanti, oltre i docenti e gli studenti, sono importanti le
famiglie, enti locali, i partner sostenitori.

Abbiamo già fatto esperienze positive ed esse sono un patrimonio ricco e variegato di progetti didattici e di strumenti di lavoro. Quest’anno si tratta rinnovare un percorso a favore del progetto eTwinnng che ci collega a due scuole francesi.
 

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Breve storia  del   L I S E M

 

LISEM – LABORATORI DIDATTICI PER INSEGNANTI  DI  LINGUA STRANIERA E DI ITALIANO DELLA  SCUOLA DI BASE 

(Istituti Comprensivi)

Proposta di formazione continua radicata sul territorio

All’inizio degli anni ’90, la continuità educativa e didattica, la tematica del curricolo verticale, la sperimentazione di autonomie didattiche e organizzative e un’attenta lettura dei bisogni formativi dei docenti di Educazione linguistica della Scuola Elementare e Media (come allora venivano denominate), determinarono un considerevole investimento, da parte dell’Istituto di Ricerca Toscano (IRRE), nella progettazione di itinerari formativi a supporto dei processi di insegnamento/apprendimento delle lingue, materne e straniere, e della loro integrazione metodologico-didattica.

Furono individuati gruppi di scuole nelle varie province e, grazie alla feconda collaborazione tra docenti ed esperti, si instaurò una cultura della progettazione che rese concrete riflessioni e procedure innovative.

Sulla base di questo lavoro, alla fine degli anni ’90, furono attivati nelle province di Lucca e di Arezzo i primi laboratori LISEM, (acronimo per Lingua nella Scuola Elementare e Media), come proposta di formazione continua diretta ai docenti degli Istituti Comprensivi e radicata sul territorio. Le finalità principali della proposta/progetto erano precedute da una premessa: l’IRRE se ne  accollava l’onere organizzativo e finanziario per il primo anno,  ma l’attività doveva poi diventare autonoma e a carico degli Istituti partecipanti. Queste le finalità

1)      integrare gli interventi di supporto all’autonomia scolastica con l’approfondimento dei processi relativi all’insegnamento/apprendimento dell’Educazione linguistica e interculturale in una prospettiva di continuità e integrazione tra i due ordini di scuola;

2)      promuovere una professionalità docente basata su conoscenze teoriche e procedurali, capace di formarsi nell’interazione e progettare e operare scelte consapevoli e competenti;

3)      far emergere e sviluppare le risorse professionali locali, collegando la formazione ai bisogni del  territorio, creando circolarità di informazione e formazione e ricaduta nelle scuole. Il tutto secondo procedure di Ricerca-azione e l’attivazione di una didattica laboratoriale. 

Tra gli ideatori della proposta/progetto,  il Prof.  Carlo Testi, direttore di Scuola–Città Pestalozzi, membro del Consiglio direttivo IRRE Toscana, oggi Dirigente Scolastico del’IC “Gandhi”. di Firenze: la prof.ssa Maria Pia Pieri, docente di Inglese, esperta di glottodidattica e  formatrice in corsi di educazione linguistica e interculturale; la dott.ssa Elisabetta Martini, docente di Inglese, tecnico IRRE, coordinatrice dei laboratori.

Influirono positivamente sull’attuazione della proposta le CCMM n.304/98 e 345/98 sul potenziamento dell’offerta formativa per l’apprendimento delle lingue straniere,  gli orizzonti aperti dai documenti del Consiglio d’Europa, Quadro comune europeo  di riferimento e Portfolio delle lingue, e il Libro bianco della Commissione Europea Insegnare e apprendere verso la società conoscitiva”.

Il Laboratorio Lisem nella Valle del Serchio

Per quanto riguarda la Provincia di Lucca, fu scelta come zona da privilegiare la Valle del Serchio (Mediavalle e Garfagnana) dove esistevano alcune stimolanti  esperienze in atto, specialmente nella scuola primaria, ma dove si registrava anche una innegabile difficoltà logistica a raggiungere regolarmente sedi di formazione istituzionali lontane. Come sede fu prescelto l’Istituto di Castelnuovo Garf.na perché il più centrale rispetto alle varie provenienze  degli insegnanti.

Nei primi mesi del 1999 ebbe luogo il primo incontro con dirigenti e una rappresentanza docente per  confrontarsi  sull’ipotesi progettuale, per condividere finalità e  disponibilità a partecipare, incontro seguito da una fase esplorativa  di lettura dei bisogni a cui parteciparono insegnanti di otto Istituti comprensivi ( tutti gli istituti della zona individuata con l’eccezione di quello di Bagni di Lucca). Gli strumenti utilizzati in questa fase, furono un Q.Sort e un questionario mirati a rilevare le rappresentazioni degli insegnanti rispetto a concetti chiave propri degli insegnamenti e apprendimenti linguistici e a sviluppare la riflessione sul laboratorio come luogo fisico ma soprattutto come abito mentale e pedagogico.

Ne emerse una mappa che orientò il percorso formativo  dal settembre 1999 al maggio 2000, articolato in laboratori didattici mensili intervallati da tre giornate intensive seminariali condotte  da esperti quali M. Dodman, L. Mariani, G. Pozzo, e centrate sui nuclei fondanti dell’oggetto culturale lingua, sul plurilinguismo, sulla metacognizione, sul curricolo nel quadro dell’Educazione linguistica. [1]

 

Nel giugno 2000, in una riunione plenaria a Castelnuovo Garfagnana con la partecipazione  dei dirigenti scolastici e la presentazione dei risultati del lavoro svolto nacque un gruppo di progetto che, dopo i necessari  contatti,  in una ulteriore riunione indicò come ambito laboratoriale per i due successivi anni scolastici lo studio e l’approfondimento  delle “Strategie di insegnamento e apprendimento nei processi di educazione linguistica e interculturale”.

Per il 2000-2001 fu deciso di lavorare sullo sviluppo di strategie e competenze di lettura, con un lavoro non disgiunto dall’attenzione agli impliciti culturali e inteculturali. Questo il titolo ufficiale “Per un curricolo di lettura tra strategie, competenze e stimoli interculturalie questa la citazione da M. Proust che permeò l’ipotesi progettuale “L’unico vero viaggio di esplorazione non consiste nell’andare in posti nuovi ma  nell’avere altri occhi” .

 Il laboratorio fu realizzato ancora con il supporto finanziario dell’IRRE, ma con una organizzazione e gestione ormai autonoma come era stato nella premessa iniziale. Maria Pia Pieri fu nominata responsabile del progetto, sia come docente che come  coordinatrice, con il supporto tecnico di Deanna Biagioni dell’Ufficio Segreteria. Il percorso svolto fu documentato e pubblicato a cura di MP.Pieri nel numero 4/2002 di Lend, la rivista del movimento Lingua e nuova didattica[2].

Ebbe inizio in questo periodo una feconda sinergia tra il LISEM e il gruppo Lend di Lucca, con scambio di pratiche formative, di materiali  e  con presenza condivisa di esperti.


 

[1]Questo percorso, attivato contemporaneamente anche nel Valdarno (Arezzo) e a carico dell’Istituto di ricerca, è stato documentato nel volume a cura di E. Martini e MP. Pieri, Formarsi nell’interazione, IRRE Toscana, 2001, il cui titolo riprende una delle finalità alla base dell’ipotesi progettuale iniziale. Il volume contiene anche i materiali prodotti dai partecipanti e la loro valutazione dell’esperienza.     torna su

 [2] Vedi “La lettura fra strategie, competenze e stimoli interculturali: una esperienza laboratoriale”   

 

Sulla scia della scelta strategica precedentemente operata, seguì nell’anno scolastico 2001-2002 il progetto “Per un curricolo di ascolto, di parlato e della loro interazione comunicativa” , con l’approfondimento delle strategie e modalità proprie  di queste “realtà” comunicative, talvolta trascurate nella didattica quotidiana. Specialmente l’ascolto come attività non solo ricettiva ma produttiva di significati e relazioni, come  competenza da insegnare e apprendere, colpì i partecipanti e si rivelò pratica necessaria per la scuola tutta.

“La mente non ha bisogno, come un vaso , di essere riempita ma piuttosto, come legna, di una scintilla che l’accenda e vi infonda l’impulso della ricerca e un amore ardente della verità”  fu la citazione da Plutarco che accompagnò il percorso. A questo punto il Laboratorio LISEM diventò autonomo sia organizzativamente che finanziariamente, mediante il consorzio degli IC della Valle. Castelnuovo fu designata come scuola pilota, anche se si optò inizialmente per incontri decentrati sul territorio, sia per favorire i partecipanti più  lontani che per responsabilizzare i vari Istituti

Il Lisem diventa una realtà autonoma e rilevante nella Provincia di Lucca

I primi due anni di attività del Laboratorio Lisem ebbero la loro presentazione      ufficiale l’11 ottobre 2002 nel convegnoSperimentazioni sulla qualità nella scuola - formarsi nell’interazione” tenutosi nel Palazzo Ducale della Provincia di Lucca, con il sostegno e il patrocinio dell’amministrazione. Il titolo del convegno, così come in precedenza quello del libro, sottolineava nuovamente una delle finalità principali  della proposta del 1999, finalità e processi ripresi dal prof.re C. Testi nella sua introduzione.

Durante il convegno venivano presentati e illustrati dai colleghi del Lisem i percorsi e i prodotti sull’ascolto, sul parlato e sulla lettura elaborati e sperimentati nelle classi, materiali ricchi di sostegni iconici, di presentazioni video e di produzioni talvolta solo apparentemente “povere”. Tutti i saloni del palazzo allora a disposizione furono impegnati dalla mostra che suscitò notevole interesse nei partecipanti e fece sì che alcuni di loro  si avvicinassero  al Lisem  per diventarne in seguito protagonisti.

Il convegno, se da un lato segnò un punto di arrivo del lavoro svolto su strategie e competenze comunicative, dall’altro su dimostrò anche punto di partenza per il lavoro degli anni 2002/2003 e 2003/2004 grazie alle stimolanti  relazioni delle Prof.sse G. Pozzo e F. Palamidesi, che introdussero i partecipanti alla conoscenza, analisi e  valutazione di documenti europei, in particolare del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue  e del Portfolio delle Lingue. Questi i titoli dei due progetti:

A.S. 2002-3  Conoscere il Quadro, analizzare le sue implicazioni pedagogico- didattiche per l’insegnamento/apprendimento delle lingue e attivare percorsi coerenti da realizzare nelle classi.

A.S.2003/2004: Operare con e per il Portfolio europeo delle lingue sperimentando con gli alunni la sua validità formativa come processo e prodotto.

Il 2002-03 fu un anno di studio e concentrazione piuttosto arduo, con alcune punte positive quando vennero trattati argomenti quali “testi e testualità, strategie e attività,  compiti”. Fu comunque difficile attivare percorsi nella classi anche se furono realizzate piccole esperienze positive. Durante quest’anno alcuni IC si allontanarono dal Progetto anche per cause oggettive, trasferimenti di insegnanti, cambiamenti di ruolo, ecc.

L’anno successivo fu invece entusiasmante sia per la ricerca e lo studio  di Portfolio ormai esistenti (anche con il supporto della prof.ssa P. Tomai, che tanto aveva lavorato al Portfolio della Lombardia) sia per la preparazione di piccoli Portfolio, ad esempio  in inglese per la scuola primaria (IC Barga)  e in italiano  per la scuola dell’infanzia (IC di Borgo a Mozzano).

Da qui la proposta impegnativa ma condivisa di realizzare un Portfolio per gli alunni del territorio in continuità tra scuola primaria e scuola media, in particolare  per i ragazzi del 4° e 5° anno delle scuole primarie e 1° e 2°  delle scuole secondarie di I grado.

Fu una bella scommessa, che vide al lavoro nell’A.S. 2004-5 gli insegnanti  degli IC. di Castelnuovo, Borgo a Mozzano, Castiglione, Gallicano, in un percorso che superò di gran lungo il numero degli incontri programmati, che implicò lavoro in sede di laboratorio, con  utilizzo di nuove tecnologie, ma soprattutto sperimentazioni in classe,  e che terminò solo il 27 giugno.

Il Portfolio Lisem delle Lingue, corredato dalla  guida per l’insegnante, fu  presentato  l’8 settembre  2005 a Lucca in un convegno a Palazzo Ducale e  accolto con grande consenso. Fu per molti una pubblicazione inaspettata, attraente per forma e soprattutto stimolante per contenuti e potenzialità; in particolare la guida, basata sulle effettive esperienze attuate dai e dalle docenti con le loro classi, risultò innovativa rispetto a materiali già esistenti

      Guida per il Portfolio Lisem delle lingue

Intanto si facevano strada nella scuola italiana alcune innovazioni e impegni didattici tra cui “l’unità di apprendimento”, che, una volta superati alcuni “passaggi” talvolta complicati e un po’ burocratici propri delle indicazioni ministeriali, veniva ben accolta dai docenti, specialmente da quelli  di lingua inglese perché tipica anche nella denominazione della loro pratica didattica. L’anno scolastico 2005/2006 vide perciò il Laboratorio Lisem impegnato nell’approfondimento e  realizzazione di Unità, centrate sui bisogni degli allievi, “spazio di arrivo e di partenza” del progetto educativo.[3] Nel frattempo il Prof.re V. Meini, docente di inglese della scuola media di Castelnuovo, veniva nominato coordinatore del Lisem, mentre Maria Pia Pieri continuava a svolgere il ruolo di formatrice e consulente.  


[3] Le Unità di apprendimento elaborate e sperimentata nelle classi non sono mai state rese pubbliche, al di là del gruppo dei partecipanti, ma avrebbero meritato una messa a punto e pubblicizzazione. Anche la loro elaborazione e sperimentazione fu preceduta da ricerche on line, e da contatti con esperti, tra cui nuovamente il Prof.re C. Testi e la Prof.ssa Cannarozzo  dell’Università di Brescia.


L’A.S. 2006/2007, sia per l’attenzione ormai  posta al concetto di competenza e anche in seguito ai risultati di  rilevazione internazionali come PIRLS e PISA, vide di nuovo emergere interesse per i processi e le strategie di lettura. Il percorso fu organizzato in modo da realizzare, dopo i necessari input e le esperienze personali in sede di laboratorio, sperimentazioni quindicinali nelle classi da riportare nell’intergruppo, discutere, modificare, arricchire.[4]   

Last but not least, la tematica fu approfondita per ben due volte dalla prof.ssa G. Pozzo, nota esperta in questo campo, grazie agli incontri  del gruppo lend di Lucca, ben volentieri aperti ai partecipanti al Lisem.                                                                                                                                        

      Un nuovo cammino

Nel 2007/2008 su sollecitazione di alcune insegnanti della scuola primaria, sollecitazione più che ben accolta dal coordinatore e dalla formatrice, i partecipanti al laboratorio decisero di  affrontare la tematica dell’Italiano lingua seconda nelle classi plurilingue, una sfida pregnante considerata la presenza in aumento di alunni non italofoni.

Il progetto denominato “ Italiano lingua seconda e non solo” aveva come sottotitolo la dicitura “Da emergenza a risorsa per la scuola tutta” ed era introdotto da tre citazioni, che ne rappresentavano il “filo rosso”[5]

 “Non si parte da un luogo, si parte principalmente da una cultura”    A. M. Sobrero

 “ Non si abita un paese, si abita una lingua”     L.Di Liegro

 “Ogni avventura della mente è un’avventura tra le parole,   con le parole e delle   parole”         

                                                                                                                        Eric Partridge

 In questo primo approccio che implicò inizialmente l’approfondimento di procedure di accoglienza e di accompagnamento, l’indagine sulla normativa, la messa a punto di percorsi per una scuola che da multiculturale intendeva diventare interculturale, i partecipanti furono aiutati anche dall’esperienza ormai decennale delle insegnanti del Centro territoriale per l’educazione permanente, dall’esperienza laboratoriale di alcune insegnanti dell’IC di Altopascio (Lucca), nonché dalle ricerche e dai  materiali di tanti Centri interculturali, primo fra tutti il Cento Come di Milano .

Vedi:  “Sintesi degli input del Corso Lisem “Italiano lingua seconda” a.s. 2007- 2008”

Seguì nell’anno successivo, 2008/2009, l’analisi e lo  studio di processi e procedure valutative e auto valutative,  procedure che in precedenza erano state alla base del complesso lavoro relativo al Portfolio Lisem delle lingue. Si fece viva l’esigenza di strutturare prove di ingresso per la determinazione del livello linguistico dei neo arrivati non italofoni. Questo impegno risultò non  facile per il gruppo, che avrebbe avuto bisogno di più tempo, maggiori approfondimenti e anche della partecipazione sul campo di esperti esterni, che non fu possibile dato lo scarso supporto finanziario al progetto. Furono presi in considerazione materiali esistenti  già sperimentati, ma non tutti corrisposero alle aspettative e ai bisogni locali.

Il piccolo gruppo di insegnanti Lisem, però,  non intendeva demordere e la soluzione fu trovata sia nell’attenzione posta ai Piani di studio personalizzati che nell’implementazione di momenti autovalutazione per tutti – allievi e docenti - non occasionali ma parte integrante del processo didattico. 

Nel frattempo si faceva strada l’idea di elaborare uno strumento che aiutasse a documentare  i risultati attesi e le competenze linguistiche da sviluppare da parte dell’alunno straniero nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola media.

Questa decisione che inizialmente appariva abbastanza scontata, è stata fonte di impegno e lavoro costante nell’a.sc. 2009/10  e,  al di là della validità dei risultati ottenuti, è stata motivo di ricerca, di approfondimento, di chiarimento e applicazione per il gruppo che ha dovuto nuovamente discutere e riflettere su obiettivi e attività comunicative - ascolto, parlato, lettura, scrittura, interazione –  su strategie, stili e modalità di insegnamento e di apprendimento, su potenzialità e limiti, in una parola su elementi fondamentali  di  un curricolo di Italiano L2.[6]

 

Rimaneva da analizzare il vasto ambito della riflessione linguistica, nei suoi aspetti  fonetici/fonologici e grafici, morfosintattici, lessicali/semantici nonché testuali,  e ciò ci ha portato a considerare non solo le difficoltà di apprendimento di alunni non italofoni ma anche quelle di tutti gli alunni. Specialmente l’uso appropriato di connettivi, con le loro valenze semantiche e logiche, è risultato assai difficile anche per chi è nato e vissuto in ambiente italofono. Questo è stato fatto nell’anno 2010/11 anche con il sostegno di saggi e articoli sull’argomento[7] e possiamo dire che i risultati di pratiche di riflessione linguistica-testuale, - il fare grammatica partendo dai testi e dai significati secondo una metodologia induttiva e soprattutto partecipativa- sono  stati fonte di scoperte sorprendenti e utili sia per gli  insegnanti che per gli allievi. 

 

E ora? Dobbiamo dire che alcune possibilità di lavoro per il prossimo anno scolastico - 2011/12 - sono già state suggerite e tra queste il ripensamento dell’Educazione interculturale, una educazione che dopo il forte interesse e impegno degli anni ’90, sembra essere stata data per acquisita, ma che, visti

 e rivitalizzata per caratterizzarsi non come evento occasionale, sia pur bello e stimolante, ma per diventare “zoccolo duro” dei curricoli di una scuola interculturale. In autunno sapremo se ciò sarà possibile.                 

Intanto questa ultima immagine, da un quadro di Folon, il pittore per la pace, come augurio per il futuro del Laboratorio Lisem e un grazie a tutti coloro che a suo tempo lo hanno ideato e in seguito sostenuto e reso, anche se con molti limiti, realtà viva  sul territorio.      

Mariapia Pieri    giugno 2011


 


[4] Una documentazione eccellente del lavoro svolto si trova nella relazione della prof.ssa S. Bravi , francese, presentata a conclusione del suo anno di prova per l’entrata in ruolo.  torna su          (documentazione ancora da postare)

[5] Perché le tre citazioni: perché l’insegnare/apprendere una lingua va ben al di là dei suoi aspetti di sistema/codice linguistico-testuale, sia pure importanti, per investire tutta la persona con la sua identità, la sua “visione” del mondo, i modelli socioculturali, di “comunicazione/ relazione/ interazione” in cui e per mezzo dei quali è cresciuto e si è formato. Sono processi formativi complessi per tutti ma soprattutto per i bambini/ragazzi venuti da lontano, strappati dal mondo della loro prima formazione e spesso immersi in una realtà diversa, difficile, talvolta ostile. Sono anche processi che, se “ascoltati e riflettuti”, divengono risorsa per a scuola tutta.  tornasu

 

[6] Hanno collaborato alla bozza dei “Risultati Attesi per Italiano L2 nel Passaggio dalla Scuola Primaria alla Scuola Media” M. Cristina Arcangeli, Rossella Pucci (Scuola primaria Castelnuovo), Valtere Meini e Dina Venturi (Scuola media Castelnuovo), Laura Paolini (Scuola primaria Castiglione Garf),  Annalisa Riccucci e Michela Tampucci (Scuola primaria Borgo a Mozzano). Sono stati di aiuto e stimolo iniziale i lavori ben più complessi prodotti dal Centro territoriale “Gandhy” di Firenze (vedi Laboratorio LISEM 2009-2010)                                            torna su

[7] In particolare sono stati illuminanti alcuni articoli e studi della Prof.ssa M. Altieri Biagi e il testo From Meaning to Grammar di Dodman-Pozzo                                   torna su

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Opere citate

Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, 1998

Caritas di Roma, Dossier Immigrazione, Anterem, 1999

Inea Bushnaq, (a cura di), Favole dal mondo arabo, Arcana editrice, 1987

A.De Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani, 1949

Aut Aut, n.36, I Rom, un popolo, Prato, 31-10-94

Vinicio Ongini, Lo scaffale multiculturale, Mondadori, 1999

Fedric Brown, Tutti i racconti, 1950-1972, Mondadori, 1992

G. Ungaretti, Vita d’un uomo, 106 poesie 1914-1960, Osca Mondadori, 1968

AAVV., Libertà leggere 3, (Antologia per la scuola media), La Nuova Italia, 1995

Mario Maffi, (a cura di), Voci dal silenzio, Feltrinelli, 1996

AAVV., Breakthrough, (student’s book), Longman, 1995

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Ultimo aggiornamento: 22-06-12.